LENTI A CONTATTO

1 Dicembre 2008

Le lenti a contatto sono sempre più richieste perché ormai rappresentano una valida alternativa agli occhiali e, soprattutto per chi fa sport, spesso sono molto più pratiche. In commercio se ne trovano diverse, ognuna con caratteristiche e/o indicazioni particolari e spesso fare una scelta giusta è particolarmente difficile. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza per favorire una scelta "oculata":


 

Le lenti a contatto vanno usate con attenzione per evitare problemi. Ne esistono diverse tipologie. Una prima distinzione generale può essere fatta tra lenti: morbide; semirigide o gas permeabili; rigide. Le lenti "morbide" possono avere una durata di uso diversa: giornaliere; settimanali; quindicinali; mensili.

Lenti Morbide

Le lenti a contatto morbide sono anche chiamate "idrofile" perché composte in gran parte da acqua e sono quelle che si adattano meglio alle caratteristiche naturali dell'occhio. Possono, infatti, garantire la corretta ossigenazione e la giusta idratazione. Sono le più confortevoli per l'occhio, ma possono essere causa di fenomeni di intolleranza a causa della loro superficie che assorbe (come fosse una spugna) le sostanze estranee che vi si depositano più facilmente rispetto ad altri tipi di lenti. Per questo motivo, è fondamentale un'adeguata manutenzione e il loro ricambio frequente. Per questo, infatti, si possono trovare lenti a contatto morbide "usa e getta" di tipo giornaliero, settimanale, quindicinale e mensile. Con queste lenti a durata limitata, grazie al continuo ricambio, i rischi di infezione si riducono notevolmente. Le più richieste sono quelle giornaliere perché eliminano totalmente la necessità di manutenzione ed i problemi legati alle possibili infezioni (per depositi di sostanze estranee sulla lente stessa). Sono adatte a tutti e il raggio di curvatura di questo tipo di lente è adattabile alla maggior parte delle cornee, garantisce una buona ossigenazione dell'occhio e un comfort superiore rispetto alle altre tipologie.

Lenti Semirigide

Le lenti a contatto semirigide o "gas permeabili" sono leggermente più flessibili rispetto a quelle rigide, ne rappresentano l'evoluzione e in pratica le hanno sostituite. La loro struttura è molto simile a quella delle rigide, ma permette una migliore diffusione dell'ossigeno nella cornea. Sono, comunque, meno tollerate rispetto a quelle morbide, e devono essere usate inizialmente gradualmente perché l'occhio si abitui. Dal punto di vista igienico, invece, sono migliori delle morbide, perché non assorbono le sostanze estranee che si depositano sopra di esse. Sono consigliate se si soffre di scarsa lacrimazione dell'occhio e nei casi in cui la curvatura della cornea non è regolare (come nell'astigmatismo di grado elevato e nel cheratocono).


 

Lenti Rigide

Sono costituite da un materiale non flessibile, rigido, e per questa loro struttura, l'ossigeno non raggiunge la cornea e l'unico scambio con l'esterno è possibile solo per mezzo dei continui movimenti che la lente effettua sulla superficie corneale (essendo rigida, non si adatta perfettamente alla cornea). In genere questo tipo di lenti ha una tolleranza iniziale molto bassa e, quindi, il periodo di adattamento è molto lungo. Si deve quindi, come per le semirigide, preparare l'occhio gradualmente al loro utilizzo, effettuando periodiche visite di controllo dallo specialista per valutare subito eventuali episodi di intolleranza. La loro struttura permette una pulizia più sicura (vi si depositano molto meno le sostanze estranee). Ormai questo tipo di lenti sono praticamente in disuso, essendo al loro posto preferite le semirigide o gas permeabili, che ne costituiscono l'evoluzione. La scelta delle lenti rigide, quindi, avviene solo in casi eccezionali.

Le lenti cosmetiche

Questo tipo di lenti sono state immesse sul mercato recentemente. Non si tratta solo di protesi correttive, ma per lo più di un ausilio cosmetico associato ad esigenze d'immagine della persona. In alcuni casi, possono coadiuvare il trattamento di alcune patologie come l'ambliopia o le opacità oculari. I portatori possono scegliere tra lenti colorate idrofile e lenti cosmetiche vere e proprie. La differenza consiste nel risultato estetico finale: le prime inducono variazioni parziali di colore nell'iride, le seconde, realizzate con tecnologie sofisticate, alterano totalmente il colore dell'occhio. Le lenti cosmetiche contengono alte percentuali di colorante: quest'ultimo diminuisce la permeabilità della cornea all'ossigeno e ciò costituisce un limite per la condizione di utilizzo.

    

           Occhi scuri                            Occhi chiari

LA MANUTENZIONE

La manutenzione delle lenti a contatto si effettua utilizzando soluzioni che consentono la disinfezione e la buona conservazione delle lenti. Questi prodotti sono molto importanti per la manutenzione quotidiana delle lenti perché proteggono dai depositi di sostanze estranee e dalla formazione di microbatteri, spesso causa di fastidiose infezioni. Ogni giorno, quindi, quando le lenti a contatto vengono tolte devono essere "lavate" con queste soluzioni.
 

Le possibili complicanze

Se la manutenzione quotidiana non viene eseguita correttamente, si rischia di andare incontro a una serie di disturbi: ad ogni segnale di irritazione o rossore dell'occhio si deve subito sospendere l'uso delle lenti a contatto e rivolgersi ad uno specialista per individuare e curare la causa che l'ha provocato.

Le principali complicanze:

IPOSSIA

Se si utilizzano le lenti a contatto anche di notte (cosa da evitare assolutamente), queste alterano il naturale equilibrio della cornea, provocando una carenza di ossigeno (ipossia). In sostanza, si genera una specie di barriera che limita lo scambio di ossigeno tra la cornea e l'esterno, con conseguente diminuzione della sensibilità dell'occhio.

INFEZIONI

I depositi di sostanze estranee sulla lente a contatto favoriscono la formazione
di germi e funghi. Anche il calcio (un normale componente delle lacrime) può depositarsi sulle lenti e cristallizzare se le lacrime diventano più acide in seguito a ipossia.

CONGIUNTIVITE

Bruciore, prurito, secrezioni abbondanti, intolleranza, sensibilità alla luce: tutte manifestazioni di un'irritazione causata spesso da una scorretta manutenzione delle lenti.

 

 

ATTIVITÀ SPORTIVE

Se si fa sport, sia a livello amatoriale,sia a livello agonistico, è importante vederci bene e gli occhiali non rappresentano la soluzione ideale, perché possono spostarsi facilmente, cadere e rompersi. Inoltre, non possono essere indossati sotto un casco o una maschera. La scelta migliore sono, dunque, le lenti a contatto e in particolare, quelle morbide. Le rigide e le semirigide, infatti, tendono a spostarsi facilmente e le rigide, inoltre, rischiano di rompersi. Le lenti morbide, invece, grazie alla loro struttura, si adattano perfettamente all'occhio e non rischiano di rompersi. L'unico inconveniente è il fatto che possono contaminarsi facilmente e per questo si deve prestare una particolare cura alla loro manutenzione o utilizzare le lenti "usa e getta", meglio se di tipo giornaliero. Se si praticano sport acquatici (per esempio, il nuoto, la pallanuoto), non vi sono controindicazioni all'utilizzo delle lenti a contatto. Nel nuoto in particolare possono essere utilizzati occhialini di protezione (uso non permesso invece nella pratica della pallanuoto), riducendo, in questo modo, il pericolo che le lenti fuoriescano dall’occhio perdendosi e il rischio di contaminazione con virus o batteri presenti nell'acqua. La contattologia è una disciplina caratterizzata dalla costante ricerca scientifica, volta ad una sempre maggiore biocompatibilità ed al miglior comfort. Per questo motivo i materiali impiegati costituiscono l’elemento centrale attorno a cui ruotano gli studi dei ricercatori in tutto il mondo e sono in continua, rapida evoluzione. Una classificazione dei materiali adottati potrebbe quindi rischiare di apparire rapidamente superata, ma resta un importante riferimento per conoscere meglio caratteristiche e potenzialità delle lenti a contatto. In generale, i materiali adottati in contattologia possono essere suddivisi in duri (o rigidi), morbidi (o flessibili) e ibridi; i materiali morbidi possono a loro volta essere ulteriormente distinti in idrogel (a bassa o alta idrofilia, maggiore o minore del 55%), elastomeri o biopolimeri.


 


 

Abbiamo già accennato al polimetilmetacrilato o pMMA, il primo materiale adottato in contattologia per le lenti a contatto rigide, che rimase per lungo tempo anche l’unico.
Negli anni Settanta venne introdotto il CAB, o acetato butirrato di cellulosa, particolarmente indicato per la sua permeabilità all’ossigeno, con caratteristiche di buona flessibilità ed elasticità, resistenza ai depositi, conduttività termica e buona compatibilità con i tessuti oculari. Più recentemente, all’inizio degli anni Ottanta, è stato introdotto in contattologia il silicone, un materiale permeabile all’ossigeno così da permettere un normale processo respiratorio della superficie corneale attraverso la lente a contatto.
Le lenti a contatto al silicone presentavano però alcuni inconvenienti, a causa della scarsa bagnabilità del materiale; per migliorare la situazione si sono realizzati dei copolimeri, partendo da polimeri già noti come il CAB o il metacrilato, grazie ai quali è stato possibile giungere alla produzione di lenti a contatto maggiormente biocompatibili.
La ricerca e l’innovazione scientifica continuano ad essere gli elementi caratterizzanti la contattologia, che continua ad evolversi nello studio di nuovi materiali, per consentire una sempre maggiore trasmissione di ossigeno alla cornea grazie ad una minore tendenza alla disidratazione.
Attualmente, oltre all’hydrogel, sono adottati in contattologia principalmente il silicone hydrogel, il glicerolo metacrilato e la fosforilcolina.

Il silicone hydrogel è un materiale che ha permesso di realizzare lenti a contatto non solo morbide e confortevoli, ma anche capaci di lasciar passare elevate quantità di ossigeno. Questo contribuisce a ridurre i segni indotti dalla carenza di ossigeno, permettendo così di portare le proprie lenti più a lungo.


 

Il glicerolo metacrilato ha la caratteristica di mantenere un buon bilanciamento idrico, si disidrata molto lentamente durante l’utilizzo, e si reidrata altrettanto velocemente durante l’ammiccamento.

La fosforilcolina è una sostanza biomimetica utilizzata per “rivestire” la lente; consente una riduzione dell’accumulo dei depositi costituenti il film lacrimale sulla superficie della lente ed una idratazione costante.

Quindi oggi è possibile scegliere, in base alla geometria ed al materiale utilizzato, la lente a contatto maggiormente idonea alle caratteristiche fisiologiche dei propri occhi e alle specifiche esigenze del portatore, per una soluzione personalizzata e per garantirsi il massimo comfort in ogni situazione.

PROPRIETÀ DEI MATERIALI

 

Le principali proprietà dei materiali utilizzati da tenere presente per la costruzione delle lenti a contatto sono: permeabilità all’ossigeno, bagnabilità, durezza, resistenza ai depositi, conducibilità termica, peso specifico e spessore, biocompatibilità.

In particolare:

  • Permeabilità all’ossigeno: questa è una caratteristica fondamentale per una buona tollerabilità delle lenti a contatto, dato che la presenza di ossigeno è un fattore indispensabile per il metabolismo corneale. La capacità di trasmettere ossigeno viene indicata come “valore Dk”: “D” rappresenta il coefficiente di diffusione del gas attraverso il materiale, mentre “k” è una costante che indica la quantità di ossigeno presente nel materiale stesso.

     

     

  • Bagnabilità: si definisce così la capacità di un liquido di ricoprire una superficie solida ed ha particolare importanza in relazione al mantenimento del film lacrimale, il cui mantenimento è condizione necessaria per la compatibilità tra occhio e lente.

     

  • Biocompatibilità: si definisce in questo modo la mancanza assoluta di reazioni avverse da parte dell’organismo verso un materiale. La ricerca scientifica applicata alla contattologia ha portato alla realizzazione di numerosi materiali che posseggono questa particolare caratteristica.

IL RUOLO DELL’OSSIGENAZIONE NELL’APPLICAZIONE DI LENTI SILICONE-HYDROGEL

Dk delle lenti in silicone

Nelle lenti Hydrogel il valore di permeabilità è strettamente legato a quello della percentuale d’acqua contenuta nel polimero. Classicamente sappiamo che aumentando la percentuale di idratazione, aumenta la permeabilità della lente. Nelle lenti Hydrogel però, il limite fisico raggiungibile consente di arrivare a Dk/t di 35, 40 in base allo spessore della lente. Aumentando la percentuale d’acqua, aumenta però anche la probabilità di disidratazione della lente. Nel caso di condizioni di occhio asciutto è perciò normalmente preferibile applicare lenti Hydrogel a basso Dk, possibilmente arricchiti con elementi che consentano di aumentare il tempo di trattenimento dell’idratazione.

Nel caso di materiali in Silicone invece la trasmissibilità aumenta al diminuire della percentuale di acqua presente nel polimero. Il silicone infatti possiede un Dk elevatissimo, ma anche una grande idrofobicità. L’idratazione dei materiali SI più utilizzati (balafilcon 35% e lotrafilcon A 24% è minore di quella dei materiali su base Hema 38%). Se da un lato la lente possiede una bassa quantità di acqua, dall’altra, l’occhio su cui è applicata potrà fornirne una quantità minore per mantenere l’idratazione nominale del polimero. Sulla base di questo semplice concetto si possono applicare lenti in SI su soggetti con lacrimazione ridotta o scarsa. Risulta valido l’utilizzo anche momentaneo di questi materiali in soggetti che presentano una momentanea riduzione della secrezione basale dovuta a terapie farmacologiche prolungate o variazioni dello stato ormonale come: stato di gravidanza, modifiche della assunzione di pillola contraccettiva, variazioni dello stato tiroideo.

Altre caratteristiche del porto giornaliero con lenti in SI

La prima considerazione da fare è quella che le lenti dovranno essere manipolate e mantenute con una frequenza simile a quella dei materiali Hydrogel. Si deve perciò utilizzare una manutenzione che sia pienamente compatibile, non solo con le caratteristiche oculari del soggetto, ma anche adatta a questa tipologia di lenti. La possibilità di utilizzare insieme a una soluzione unica anche un detergente tensioattivo è probabilmente la soluzione migliore per tutti i soggetti, anche se l’utilizzo saltuario di una soluzione al perossido monofase può servire a quei portatori saltuari abituati a questo tipo di regime di mantenimento. La manipolazione della lente risulta per molti soggetti più facile grazie a un modulo di elasticità molto elevato rispetto a una lente Hydrogel con caratteristiche simili. Lo stesso modulo di elasticità elevato rende però inizialmente più basso il comfort medio di un soggetto abituato a lenti Hydrogel, anche se risulta spesso migliore di quello con lenti RGP. Si riscontrano in letteratura riferimenti riguardo ad un aumento della probabilità di adesione batterica in soggetti portatori di lenti SI in regime di manipolazione giornaliera. Questo svantaggio inviterebbe a non consigliare l’uso DW in soggetti predisposti a episodi flogistici o infiltrativi.

Uso giornaliero di LAC SI (problemi ipossici e dislacrimie)

Considerando la grossolana diminuzione della pressione dell’ossigeno ad occhio chiuso, circa un terzo di quella ad occhio aperto, la possibilità di applicare lenti a porto notturno rimane di esclusiva competenza dei materiali in Silicone-Hydrogel. Quando invece si deve applicare la lente con una classica modalità a porto diurno, i valori di ossigenazione minima richiesta dalla cornea per evitare problemi di ipossia diventano molto più bassi. I valori di riferimento storici sono quelli di Golden e Mertz dell’84 che indicano in 24 la trasmissibilità minima da garantire. Harvitt e Bonanno del ’99 ritoccano il valore a 35. I valori di trasmissibilità di molti materiali disposable su base Hydrogel sono in grado da tempo di garantire nominalmente questa prestazione in termini ossigenativi. Esiste tuttavia una grande quantità di casi in cui i soggetti mostrano la problematiche tipiche del ridotto passaggio di ossigeno anche in presenza di un apporto nominale sufficiente.

Questi fenomeni avvengono quando il metabolismo corneale mostra il bisogno di richieste ossigenative differenti da quelle ideali o medie. Vari sono i fattori che portano all’instaurazione di questi problemi. Una metafora che si può utilizzare per spiegare questi meccanismi ai portatori è quella in cui, così come accade con un automobile, per la quale i consumi di “carburante” dipendono dal modello, dalle condizioni e dallo stile di guida, anche per la cornea possono esistere diverse condizioni di “consumo”. Ogni occhio ha per così dire un consumo più alto di ossigeno e, oltre a questo, la lente a contatto può essere utilizzata per tempi più o meno prolungati, e in condizioni più o meno dinamiche, che porteranno, in base anche alle condizioni ambientali, a prestazioni, in termini ossigenativi, differenti.

Altra considerazione va fatta in rapporto alla ametropia. Lo spessore derivante dall’uso di lenti di potere elevato può ridurre, almeno in qualche zona della cornea, l’apporto effettivo di ossigeno ad un livello di attenzione per il normale metabolismo corneale, o sintomatico rispetto alla prestazione della lente. Il portatore riferirà di un abbassamento del comfort generale oppure di sensazione di secchezza e visione offuscata. Il Dk è perciò un parametro variabile nella lente. A seconda del profilo che dovrà sviluppare, avremo un valore inferiore o al centro della lente (lenti positive) o vicino al bordo (lenti negative) laddove rispetto al valore nominale dichiarato dal costruttore (normalmente riferito al centro di una lente negativa di valore medio, e quindi più favorevole) la lente diventa più spessa.

L’osservazione delle zone di tessuto dove il fattore ossigenativo risulta più sfavorevole va fatta quindi partendo da queste semplici constatazioni. Volendo citare un esempio clinico si può ricordare che in soggetti portatori di lenti a bassa permeabilità a volte non sono presenti segni critici di ipossia, basti ricordare applicazioni di lenti morbide in materiale Hema 38% o applicazioni rigide in pMMA.

MATERIALI PER LA COSTRUZIONE DI LENTI A CONTATTO

Le lenti a contatto si suddividono correttamente in due grandi famiglie, in base ai materiali utilizzati per la loro costruzione:

  • lenti rigide o polimeri vetrosi
  • lenti morbide o polimeri gommosi

     

LENTI RIGIDE

Le lenti a contatto rigide vengono costruite sia con materiale non permeabile all'ossigeno che con materiali permeabili.

Lenti rigide non gas-permeabili

PMMA

Il PMMA (polimetilmetacrilato) è l'unico materiale non permeabile utilizzato. Si ottiene dall'esterificazione dell'acido metacrilico con l'alcool metilico. Questo materiale è stabile, duro, ha elevata qualità ottica, non è attaccabile da enzimi organici ed è ben tollerato dai tessuti coi quali viene a contatto. Per assenza di polarità, non assorbe acqua e lega scarsamente con le sostanze contenute nel film lacrimale, o lacrima.

Lenti rigide gas-permeabili

Conosciute commercialmente anche con il nome erroneo di semi-rigide.

CAB

Il primo materiale utilizzato per la loro costruzione fu il CAB (acetato butirrato di cellulosa). Rispetto al PMMA viene ad incrementarsi la flessibilità del polimero, ma viene a determinarsi anche un'instabilità dimensionale che viene limitata aumentando lo spessore della lente a contatto stessa. Aumentando lo spessore diminuisce la trasmissibilità all'ossigeno.

Copolimero di silossano

Per migliorare la permeabilità e trasmissibilità dei materiali, al CAB è stato aggiunto un copolimero di silossano. Il silossano è formato da un monomero di silicone, ossigeno ed un radicale. Questo accorgimento ha permesso di aumentare la trasmissibilità all'ossigeno, aumentando allo stesso tempo la stabilità dimensionale.

Fluoroacrilati

Le lenti rigide gas-permeabili di ultima generazione vedono la scelta di materiali fluorurati, che hanno portato a ridurre il coefficiente di attrito fra palpebra e lente a contatto, aumentando il comfort, diminuito la formazione di depositi proteici, ridotto lo spessore mantenendo la stabilità dimensionale, avendo maggiore durezza.

LENTI MORBIDE

Le lenti a contatto morbide sono costruite con polimeri aventi la caratteristica fisica della morbidezza. Sono distinti principalmente in materiali idrofili e non idrofili.

Morbide non idrofile

Lenti al silicone, presentano un alto valore di permeabilità all'ossigeno, ma sono essenzialmente idrofobiche. Per ridurre questa caratteristica deleteria nell'applicazione corneale si è arrivati ad aggiungere HEMA (Idrossimetilmetacrilato), con risultati non pienamente soddisfacenti.

Morbide idrofile

Commercialmente le più diffuse, sono costituite da polimeri ad alta idrofilia, legate con quantità variabili di acqua. La capacità di trasmettere ossigeno da questo tipo di lenti dipende fondamentalmente dal suo livello di idratazione. La trasmissibilità è comunque modesta, poiché lo spessore di queste lenti influisce negativamente verso l'apporto di ossigeno all'epitelio corneale. Le lenti morbide di ultima generazione, in gel con media-alta idratazione, sopperisce a queste limitazioni agendo proprio sugli spessori. Queste sono le lenti disposable, o a cambio frequente, attualmente le più commercializzate. Le lenti monouso permettono di eliminare il rischio di accumulo di depositi. Vengono cambiate ogni giorno (giornaliere) oppure esistono: quindicinali, o mensili (hanno bisogno di manutenzione ordinaria, conservanti o saponi).

VANTAGGI DELLE LENTI A CONTATTO RISPETTO GLI OCCHIALI

Raffronto lenti a contatto morbide e rigide.
 

MORBIDE

RIGIDE

Bassa ametropia

Ametropia elevata

Cornea regolare

Cornea irregolare

Forte midriasi

Richiesta di alta trasmissibilità all'ossigeno

Buona lacrimazione

Scarsa lacrimazione

Uso giornaliero saltuario

Uso giornaliero permanente

Attività sportiva

Uso sedentario

Assenza di patologia corneale

Cheratocono

Ipersensibilità alle lenti rigide

Scarsa visione con lenti morbide

Uso correttivo tradizionale

Uso correttivo ortocheratologico

Astigmatismo medio-basso

Astigmatismo medio e alto