IL RITRATTO FOTOGRAFICO

10 Ottobre 2008

IL RITRATTO

Il ritratto, insieme al paesaggio, è il soggetto più praticato dai fotoamatori. I familiari sono le prime “vittime” di questo fotografo. Una funzione molto importante nella storia della famiglia è l’album delle foto che raccontano le tappe tradizionali della vita, le nascite, gli amori, le cerimonie e i vari incontri da tramandare ai “posteri”.

Queste immagini quindi, a prima vista banali, vanno fatte con una certa consapevolezza per essere significative anche al di fuori degli affetti più intimi ed avere un valore di documentazione per le successive generazioni.

Una fotografia quindi alla portata di tutti, da praticare però senza superficialità e con un progetto preciso. Valori espressivi e significati.

I generi fondamentali del ritratto sono:

Il ritratto agito o narrato: che tenta di esprimere il soggetto attraverso la propria individualità, con particolare attenzione ai gesti e agli atteggiamenti; narrato perché la tecnica di ripresa è quella dei fotografi narrativi, agito perché il carattere del soggetto viene espresso mediante la sua dinamica fisica e fisionomica più che dalla diretta proiezione sul volto della sua interiorità.

Il ritratto rubato: è un genere particolare e minore del ritratto agito; la sua grande risorsa è di potersi mutare, all’ultimo momento in ritratto agito o posato.

Il ritratto ambientato: è un ritratto doppio, vale a dire del soggetto e del suo ambiente. … Quasi tutti i soggetti, infatti, si trovano più a loro agio, per qualsiasi genere di ritratto, se fotografati nella loro abitazione o sul luogo dove lavorano. Da non confondere con la definizione di “figura ambientata” di salonistica memoria.

Il ritratto posato: è il genere più antico, realizzato generalmente in studio, lo sfondo è quasi sempre neutro.

Il ritratto recitato: dove vengono usati in genere modelli professionisti, la figura umana è raffigurata con evidenza, senza lo scopo di esprimere la personalità dei soggetti.


 

La fotografia di una persona deve quindi comunicare all’osservatore l’interpretazione che ne dà il fotografo, in comunione di intento con il soggetto fotografato. Da questa affermazione ne deriva che la fotografia di ritratto non può essere né immediata né superficiale e la sua riuscita dipende da molti fattori che si devono combinare in una perfetta simbiosi soggetto-fotografo.

Il soggetto ed il suo fotografo, se vogliono uscire da una visione puramente estetica, devono scegliersi e costruire insieme una rappresentazione che cerchi di comunicare all’osservatore elementi del carattere della persona più o meno legati all’aspetto fisico, più semplicemente descritto da una immagine.


 

Diventa allora essenziale la reciproca conoscenza, il comune intento di raccontare un po’ di se stessi, attraverso una “regia” del ritratto: dalla scelta dell’ambiente circostante, alla preparazione del soggetto nei minimi dettagli, in modo da facilitare l’osservatore nella lettura del messaggio.

Evidentemente questo è un processo complesso: la fotografia riproduce con precisione l’esteriorità del soggetto, e attraverso questi segni i due protagonisti devono comunicare elementi interiori della persona raffigurata.

Fotografare i propri familiari potrebbe proprio essere l’inizio della ricerca del metodo di lavoro per realizzare ritratti che vanno al di là delle sembianze esteriori e comunichino elementi della personalità di chi viene fotografato. Per far questo è necessaria la collaborazione del soggetto e la sensibilità del fotografo che deve mettersi al servizio del suo soggetto, cercando di mediare le proprie convinzioni con quelle della persona da rappresentare.

Per un ritratto così inteso non è certo sufficiente fare qualche scatto isolato o rubato.

Il fotografo ed il suo soggetto devono fare una sorta di allenamento per superare l’iniziale reciproca riservatezza,verificando insieme i primi risultati e le scelte successive.

Le scelte operative del fotografo devono essere condivise dal soggetto, mentre le scelte espressive del soggetto devono essere condivise dal fotografo, che è l’artefice del risultato finale e alla cui capacità ed obiettività il soggetto ha deciso di affidarsi nel momento in cui si pone davanti alla fotocamera.

Evidentemente quanto detto finora ha una valenza minore nel ritratto sopra definito “rubato”, in quanto in questo caso il soggetto, almeno all’inizio, è inconsapevole del fatto che un fotografo sta esplorando il suo “essere” alla ricerca di un messaggio da trasmettere ad un osservatore.

Il fotografo può conoscere o non conoscere il soggetto. Nel primo caso potrà poi scegliere se informare a posteriori il soggetto sulla rappresentazione che ne ha dato; nel secondo caso non potrà invece che agire univocamente dando solo una personale interpretazione del soggetto scelto.

Ecco quali sono i fattori tecnici e le scelte operative più importanti nella caratterizzazione espressiva della fotografia di ritratto. Elementi “grammaticali” del linguaggio fotografico che è necessario conoscere per una consapevole e corretta comunicazione.

La luce

Elemento determinante nella costruzione ed interpretazione di una fotografia di ritratto. La stessa persona può cambiare aspetto relativamente all’incidenza delle sorgenti di luce sui suoi tratti caratteristici. Con l’aumentare del contrasto della luce e della sua inclinazione, cresce il valore interpretativo che il fotografo/soggetto vogliono dare al ritratto. Diminuiranno infatti gli elementi descrittivi a favore degli elementi espressivi, comunicando all’osservatore sensazioni più forti.

Così una luce diffusa descriverà nei minimi dettagli le caratteristiche somatiche di un volto, mentre una luce di taglio e contrastata sarà più adatta ad esprimere la drammaticità di un’espressione piuttosto che un particolare elemento del viso. Una luce frontale invece appiattisce ed ingrandisce il viso, mentre una luce laterale lo renderà più piccolo..

In questo caso è determinante la scelta del momento di scatto che il fotografo deve valutare attraverso il mirino, non avendo altre possibilità che aspettare o cercare il corretto posizionamento del soggetto rispetto alle fonti di illuminazione dell’ambiente.

Effetti interpretativi spettacolari possono essere ottenuti con l’uso di fonti di luce posteriori (controluce), cercando volutamente a fini espressivi grafismi intorno al soggetto principale.


 

La lunghezza focale

Unitamente alla distanza di ripresa determina i rapporti di riproduzione del soggetto sul negativo.

Per il ritratto le situazioni più ricorrenti sono:


 

Corta focale a breve distanza.

Il soggetto in primo piano avrà dimensioni rilevanti rispetto all’ambiente circostante. Particolare attenzione andrà posta alla distanza di ripresa se non si vogliono introdurre deformazioni prospettiche.

È una combinazione che esalta la tridimensionalità dell’immagine e si presta alla drammatizzazione di particolari situazioni.


 

Media focale a breve distanza.

È la situazione ideale per la fotografia di ritratto. Il soggetto viene descritto realisticamente, senza forti interpretazioni, con una riproduzione prospettica naturale. Consente, utilizzando una messa a fuoco selettiva, di evidenziare particolari elementi del soggetto.


 

Lunga focale a media distanza.

Consente di isolare il soggetto dallo sfondo e/o inquadrare dei particolari del viso. Andrà posta attenzione alla profondità di campo per una completa messa a fuoco degli elementi inquadrati, che risulteranno appiattiti e scarsamente plastici.


 

Diaframma

Nella fotografia di ritratto è utile possedere ottiche molto luminose che consentono una maggiore libertà d’azione per quanto riguarda la messa a fuoco selettiva. L’evidenza dello sguardo è infatti determinante per la buona riuscita del ritratto in chiave “psicologica” e questa è particolarmente efficace con l’uso di una focale intorno a 85mm con un’apertura massima di f/1.8-2.8.

Nel ritratto è quindi sconsigliabile l’uso di un diaframma chiuso (f/11-16) che consente di ottenere la massima profondità di campo, con un appiattimento generale dell’immagine che può pregiudicare il risultato finale in chiave espressiva, rendendo difficile per l’osservatore interpretare il messaggio del fotografo.

L’uso di un diaframma aperto (f/1,8-5,6) diventa invece indispensabile ad una messa a fuoco selettiva con una riduzione della profondità di campo.


 

Tempo

È un elemento non significativo, se non in relazione all’uso di un diaframma aperto, determinato dalla coppia tempo/diaframma.


 

Formato

Orizzontale o verticale, non è fondamentale nella realizzazione di un buon ritratto. Nel caso il soggetto non guardi nell’obiettivo, lasciare uno spazio maggiore nell’inquadratura nella direzione dello sguardo.


 

Angolo di ripresa

Le condizioni di ripresa più consigliabili sono quelle in cui la fotocamera si trova allo stesso livello del soggetto da riprendere.

Attraverso questo elemento compositivo è possibile introdurre particolari significati alla rappresentazione del soggetto o correzioni prospettiche nella riproduzione dei tratti somatici del viso o del corpo.

Così una ripresa dal basso verso l’alto (sempre rispetto allo sguardo) enfatizzerà l’importanza del soggetto creando il cosiddetto “effetto monumento”, mentre con una ripresa dall’alto verso il basso si otterrà l’effetto opposto schiacciando il soggetto e riducendone l’importanza rispetto al complesso degli elementi inclusi nell’inquadratura. Particolare attenzione va posta nella ripresa dei bambini, per i quali è facile produrre effetti di schiacciamenti prospettici indesiderati nella foto.


 

Per quanto riguarda invece le caratteristiche somatiche di un viso, se la persona avrà una fronte, una mandibola, o un mento prominenti sarà opportuno modificare il punto di ripresa di conseguenza.

Alzandolo od abbassandolo si modificherà infatti la dimensione apparente della parte più vicina all’obiettivo. Ad esempio un mento ripreso dal basso avrà una dimensione apparente superiore alla realtà, mentre la fronte una dimensione inferiore.


 

Esposizione

Particolare attenzione va posta nella misurazione della corretta esposizione nella fotografia di ritratto.

L’esposizione è la risultante del prodotto dell’intensità luminosa per il tempo ed è regolata dalla coppia diaframma/tempo.

L’intensità luminosa dipende dalle condizioni ambientali (ora del giorno, condizioni atmosferiche) e dalla capacità di riflessione del soggetto.

I colori danno una riflessione diversa in funzione della sorgente luminosa. Per la luce naturale la riflessione è pari a circa: 80% per il bianco, 20% per il rosso, 60% per il giallo, 45% per il verde e 25% per il blu, mentre per la luce artificiale: 80% per il bianco, 30% per il rosso, 65% per il giallo, 25% per il verde e 15% per il blu.

Anche il tipo di superficie del soggetto determina una diversa riflessione della luce e quindi un diverso contrasto sulla pellicola: superficie lucida (tipo seta) riflessione alta con contrasto alto, superficie opaca (tipo lana) riflessione diffusa con contrasto minore.

Si comprende come particolare attenzione andrà posta nel trucco del soggetto, che preferibilmente dovrà essere opaco per non dare riflessi indesiderati.

Nel bianco e nero consigliabile una sovraesposizione di circa 1 diaframma per soggetti di pelle e capelli scuri.


 

Filtri

Nel genere di ritratto non è determinante l’uso dei filtri, in quanto lo scopo è quello di riprodurre il soggetto nella situazione naturale, puntando più ai significati che all’aspetto esteriore.

In particolari casi, con il materiale in bianco e nero, potrebbe essere necessario schiarire la pelle o i capelli per evidenziare maggiormente l’espressione del soggetto: in questo caso potrebbe essere utile un filtro giallo od arancione. Nella ripresa a colori sempre utile un filtro UV.


 


 


 


 


 


 


 


 


 

 

Fonte:www.nadir.it